La terza mostra di Oasi Arte 2026 è dedicata alla riscoperta della produzione artistica di Marcella Ghersi e Giovanni Fiorini.
Grazie alla disponibilità della nipote degli artisti, Antonella Cetti, e alla collaborazione del prof. Fernando Dotti, è stata allestita una esposizione di 24 opere che ripercorrono diversi filoni della ampia produzione di questa coppia di artisti che, per molti anni, ha abitato nell’area delle Sorgenti del Sile.
La Mostra sarà visitabile tutte le domeniche e festivi dalle ore 11 alle ore 17 presso le sale espositive della Casa degli Aironi.

Marcella Ghersi (1910-2006)
Marcella Ghersi (1910-2006) è stata una pittrice nata a Genova ma veneta di adozione, attiva nella prima metà del Novecento.Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni ’30, la sua produzione stilistica risente fortemente dell’insegnamento di Guido Cadorin, maestro di riferimento per la pittura veneziana di quel decennio. La pittura della Ghersi si colloca nell’alveo di quel figurativismo intimista e misurato promosso da Cadorin, caratterizzato da una stesura cromatica morbida, toni caldi e una costante ricerca di equilibrio formale. Nelle sue opere, la figura umana e la natura non sono affrontate con il dinamismo dell’avanguardia o il luminismo impressionista, ma attraverso una resa sobria, delicata e composta che richiama la lezione del “ritorno all’ordine” e la sensibilità tonale veneta. Strettamente legata all’ambiente artistico di Venezia, si dedicò principalmente alla pittura figurativa classica: nei ritratti emerge un’attenzione psicologica raccolta e garbata, mentre il suo repertorio si estendeva con uguale sensibilità anche a paesaggi d’impronta lirica e a rigorose nature morte.
Tra le sue partecipazioni documentate figura la IV Mostra Sindacale Triveneta (edizione dell’Opera Bevilacqua La Masa) tenutasi a Venezia nell’estate del 1943, dove espose tre dipinti (un Paesaggio e due Nature morte). Oltre che a Venezia, mantenne vivi i contatti con la sua terra d’origine esponendo a Genova, dove è attestata la sua presenza alla IV Mostra Provinciale d’Arte del Sindacato Fascista Belle Arti.

Giovanni Fiorini (1916-1993)
Studiò all’Accademia di Belle Arti della sua città natale Venezia nel periodo tra le due guerre. Quel decennio vedeva la presenza di maestri di rilievo come Virgilio Guidi o Bruno Saetti e un clima artistico orientato al “ritorno all’ordine” e al figurativismo del Novecento Italiano.
L’amicizia con Luigi Cosentino (scultore catanzarese ma veneto d’adozione, anch’egli attivo nell’ambiente artistico dell’Accademia di Venezia e nel Triveneto nel dopoguerra) colloca Giovanni Fiorini all’interno di un sodalizio intellettuale ben definito. Tra gli anni ’50 e ’60, le cerchie di artisti che ruotavano attorno all’Accademia, alle gallerie veneziane e ai cenacoli d’arte veneti vedevano spesso pittori e scultori condividere studio, mostre collettive e scambi di vedute estetiche.
L’adesione alle atmosfere del Realismo Magico spiega la particolarità della pittura di Fiorini e si sposa perfettamente con la sua formazione veneziana negli anni ’30. Il Realismo Magico, teorizzato negli anni ’20 da Massimo Bontempelli e Massimo Campigli, e ben rappresentato in Italia da maestri come Felice Casorati, Antonio Donghi o Cagnaccio di San Pietro, non dipinge il sogno o il fantastico, ma rappresenta la realtà quotidiana con una precisione quasi maniacale, immersa però in un’atmosfera immobile, sospesa e misteriosa.
Applicato alla produzione di Fiorini tra gli anni ’50 e ’60, questo linguaggio si manifesta in soggetti immobili e cristallizzati nel tempo, siano essi ritratti o nature morte. A definirli è una luce limpida, lontana da ogni vibrazione impressionista, capace di conferire agli oggetti un’aura solenne e silenziosa, sostenuta da contorni precisi e volumetrie solide di derivazione accademica.
Questo spiega perché la sua produzione non si sia dispersa nel mero paesaggismo tradizionale veneto dell’epoca, ma abbia mantenuto una matrice colta e intimista, condivisa con scultori come Cosentino, sensibili alla forma plastica e alla tensione spaziale.
Arch. Fernando Leopoldo Dotti
Già docente di Storia dell’Arte
